Castelpetroso, il Precetto Pasquale della Polizia tra fede e memoria civile
26/03/2026
Nella cornice solenne della Basilica di Maria Santissima Addolorata di Castelpetroso, il personale della Polizia di Stato e dell’Amministrazione Civile dell’Interno in servizio nelle province di Campobasso e Isernia si è riunito per il tradizionale Precetto Pasquale, un appuntamento che conserva un significato profondo, intrecciando dimensione spirituale, senso delle istituzioni e memoria condivisa.
La celebrazione eucaristica ha assunto un tono particolarmente partecipato, anche grazie alla presenza dei tre vescovi delle diocesi molisane: Monsignor Biagio Colaianni, arcivescovo di Campobasso-Boiano, Monsignor Claudio Palumbo, vescovo di Termoli-Larino, e Monsignor Camillo Cibotti, vescovo di Isernia-Venafro e Trivento. Un momento corale, capace di restituire il senso di una comunità istituzionale che si riconosce nei valori della responsabilità, del servizio e della solidarietà.
Una celebrazione che rafforza il legame tra istituzioni e territorio
La funzione, accompagnata dalle voci del coro degli Allievi Agenti del 233° corso della Scuola “Giulio Rivera” di Campobasso, ha visto la partecipazione del cappellano provinciale Don Francesco Rinaldi e di una rappresentanza delle sezioni locali dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato. La presenza congiunta di operatori in servizio, allievi e rappresentanti associativi ha restituito l’immagine di un corpo che, pur articolato in diverse esperienze e generazioni, mantiene una forte unità identitaria.
Il Precetto Pasquale, nella tradizione delle forze dell’ordine, non si esaurisce nella dimensione liturgica, ma diventa occasione per rinnovare un impegno che riguarda tanto la tutela della sicurezza quanto il rispetto della dignità delle persone. In questo senso, la celebrazione di Castelpetroso si è configurata come uno spazio di riflessione condivisa, capace di valorizzare il rapporto tra istituzioni e comunità locali.
L’olio di Capaci, segno concreto di memoria e continuità
Al termine della Messa, i questori di Campobasso e Isernia, Domenico Farinacci e Luigi Peluso, hanno consegnato ai vescovi un dono carico di valore simbolico: le ampolle contenenti l’olio proveniente dagli ulivi del Giardino della Memoria di Capaci, luogo dedicato alle vittime innocenti della mafia.
Si tratta di un gesto che supera la dimensione formale, richiamando una memoria che resta viva e operante. L’olio è infatti ottenuto dagli alberi piantati in ricordo delle vittime della strage del 23 maggio 1992, tra cui il giudice Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta. La cura di questo spazio è affidata all’associazione “Quarto Savona Quindici”, presieduta da Tina Montinaro, che da anni promuove iniziative volte a trasmettere il valore della legalità e della memoria alle nuove generazioni.
Una volta benedetto, l’olio entrerà a far parte del Sacro Crisma durante la Messa del Giovedì Santo, diffondendosi simbolicamente in tutte le parrocchie italiane. Un passaggio che trasforma un segno nato dal dolore in un elemento di comunione, capace di attraversare il Paese e di unire dimensione religiosa e impegno civile.
L’iniziativa, avviata nel 2022 dalla collaborazione tra realtà ecclesiali e istituzionali, ha progressivamente coinvolto l’intero territorio nazionale, confermando la volontà di costruire una memoria attiva, non confinata alla commemorazione, ma orientata a generare consapevolezza e responsabilità condivisa.
Articolo Precedente
Termoli, “Un Cielo Pieno di Stelle”: incontro sull’Hito giapponese e il valore del sostegno reciproco
Articolo Successivo
Ciaspolata nella Cicerana sulle tracce del lupo con pranzo in rifugio